European Cycling Industries (ECI) chiede ai decisori politici europei di adottare misure più incisive contro le eBike illegali e non conformi, tra cui un divieto a livello europeo dei kit per la modifica delle prestazioni, un rafforzamento dei controlli sul mercato e una maggiore responsabilità per i prodotti venduti attraverso i marketplace online. La richiesta è al centro del nuovo Manifesto per un mercato europeo sicuro e conforme di ECI, che invita le istituzioni europee, i governi nazionali e gli altri stakeholder a collaborare con l’industry per tutelare i consumatori, la sicurezza stradale e il settore ciclistico europeo dalla crescente diffusione di prodotti non conformi.
Il messaggio del Manifesto è chiaro: l’industria si assume le proprie responsabilità e chiede alle istituzioni europee e all’intera comunità degli stakeholder di prendere posizione. Parallelamente al Manifesto, ECI ha rinnovato il proprio Impegno volontario per la prevenzione delle manomissioni delle eBike e ha pubblicato un nuovo Position Paper che definisce, per la prima volta, un benchmark tecnico dettagliato dei requisiti necessari per garantire un’efficace protezione anti-manomissione.
Tutelare il successo europeo delle eBike
Le eBike illegali e non conformi, che non rispettano i requisiti europei di sicurezza e tecnici o che sono state modificate per operare al di fuori di tali requisiti, possono creare rischi per i ciclisti e per gli altri utenti della strada. Possono inoltre compromettere la fiducia complessiva nei mezzi a pedalata assistita: quando un incidente coinvolge un veicolo illegale o modificato, nel dibattito pubblico la distinzione tra quel mezzo e una eBike conforme alla normativa rischia facilmente di venire meno. Esiste anche una questione fondamentale di concorrenza leale. I produttori responsabili investono risorse significative nella sicurezza dei prodotti, nei test, nelle certificazioni, nella documentazione e nel rispetto delle normative europee. Non dovrebbero essere costretti a competere con operatori che evitano questi costi o che immettono sul mercato prodotti non soggetti agli stessi requisiti.
La posta in gioco va ben oltre le singole aziende. La filiera europea della bici – che comprende produzione, infrastrutture, cicloturismo, noleggio, logistica ciclabile e servizi correlati – sostiene 1,3 milioni di posti di lavoro e contribuisce per 21 miliardi di euro al PIL dell’Unione europea, coinvolgendo oltre 1.000 piccole e medie imprese. Proteggere un mercato delle eBike sicuro e conforme significa quindi tutelare i consumatori, la fiducia nella mobilità elettrica a pedali e un importante ecosistema industriale europeo.

Il Manifesto: un appello condiviso all’azione
Il Manifesto amplia il confronto oltre il tema delle manomissioni, affrontando il problema più generale dei prodotti non conformi che raggiungono i consumatori europei, in particolare attraverso i marketplace online. Su queste piattaforme, infatti, i prodotti vengono spesso venduti direttamente da operatori con sede al di fuori dell’UE, senza un soggetto identificabile all’interno della giurisdizione europea che possa essere chiamato a rispondere della loro conformità. Il documento si rivolge volutamente a una platea ampia: decisori politici europei e nazionali, autorità regionali, organismi di sorveglianza del mercato, associazioni dei consumatori, compagnie assicurative, piattaforme online e associazioni di altri settori industriali che si trovano ad affrontare lo stesso problema strutturale. La questione, sottolinea ECI, non riguarda esclusivamente il mondo della bicicletta e nemmeno la risposta dovrebbe esserlo.
Le richieste di ECI
Nel Manifesto, ECI invita la Commissione europea, il Parlamento e gli Stati membri a compiere le seguenti azioni.
- Vietare in tutta l’Unione europea la vendita dei kit per la manomissione delle EPAC.
- Creare una base di dati e conoscenze a livello europeo sugli impatti sulla sicurezza stradale ed economici delle e-bike non conformi.
- Rafforzare e applicare in modo uniforme le norme europee sulla sorveglianza del mercato, comprese quelle relative alle vendite online.
- Investire nelle attività di controllo a livello locale, nella formazione e nelle competenze tecniche, affinché le autorità possano identificare e contrastare l’utilizzo di e-bike non conformi.
ECI sottolinea inoltre che il settore ciclistico è pronto a mettere a disposizione la propria competenza tecnica per contribuire a queste iniziative, con l’obiettivo di garantire che la bici continui a essere un mezzo sicuro, accessibile e alla portata di tutti. Il Position Paper collegato al Manifesto definisce nel dettaglio cosa debba significare, nella pratica, una protezione anti-manomissione “all’avanguardia”.
Gli allegati individuano misure concrete che i produttori dovrebbero adottare, tra cui:
- aggiornamenti software verificati crittograficamente e dotati di protezione anti-rollback;
- autenticazione sicura dei componenti tra motore, controller e batteria;
- controlli di plausibilità dei sensori basati su segnali multipli;
- registrazione protetta e resistente alle manomissioni delle modifiche ai parametri critici;
- interfacce diagnostiche e di debug protette.
Altrettanto importante, il documento chiarisce quali soluzioni non siano sufficienti per raggiungere questo livello di protezione: modifiche alla conformità accessibili dall’utente attraverso app o menu di servizio; semplici procedure di sblocco della bicicletta tramite combinazioni di tasti o PIN predefiniti; firmware non firmati digitalmente; sistemi che si affidano a un singolo segnale e protezioni basate esclusivamente sull’oscurità del sistema.
“L’impegno del 2021 ha stabilito che questa industria non accetta le manomissioni. Con il Position Paper facciamo un ulteriore passo avanti. Forniamo ai produttori un benchmark concreto su cui progettare i propri sistemi e, allo stesso tempo, offriamo alle autorità e agli organismi di normazione un punto di riferimento per valutare se un sistema sia realmente protetto o lo sembri soltanto”, ha dichiarato Paul Walsh, ceo di ECI.